Che cosa significa biodisponibilità e perché è importante

 

Il concetto di biodisponibilità è importante in diversi settori, incluso quello degli integratori alimentari. Infatti così come è possibile parlare di biodisponibilità parlando dei nutrienti assunti con il cibo, è possibile farlo anche riferendosi ai principi attivi racchiusi in un medicinale o in un supplemento alimentare. Ma cos'è, esattamente, la biodisponibilità?

 

Cosa vuol dire biodisponibilità

In realtà non esiste una definizione scientifica universale di questo concetto. Secondo alcune fonti si può definire come la “quota di un farmaco o di un fattore nutritivo introdotto nell’organismo, che viene effettivamente utilizzata”. Per altre la biodisponibilità è il “livello e la velocità ai quali una sostanza (ad esempio un farmaco) viene assorbita in un sistema vivente o è resa disponibile al sito di attività fisiologica”.

 

In generale, a seconda della definizione presa in considerazione viene fatto riferimento alla possibilità che l'organismo assorba il nutriente o il principio attivo in questione, a quella di utilizzarlo una volta assorbito e a quella di immagazzinarlo nell'organismo.

 

In effetti, l'importanza della biodisponibilità è stata scoperta proprio basandosi sull'osservazione che l'assunzione di dosi simili di un nutriente può avere effetti diversi sulla crescita di chi lo assume.

Quindi la biodisponibilità di una molecola non dipenderebbe solo da quanta ne viene assorbita, ma anche da quanta ne viene eliminata attraverso le urine e le feci e da quanta ne viene trattenuta dall'organismo.

 

 

I fattori in gioco

Il caso dei micronutrienti (vitamine e minerali) e di altre sostanze alleate della salute (come i flavonoidi e i carotenoidi) assunti con il cibo, descrive bene i fattori che possono entrare in gioco nel determinare la biodisponibilità degli ingredienti di un integratore. Il primo è la matrice in cui sono immersi: così come i nutrienti presenti nel cibo devono essere rilasciati da tale matrice, anche gli ingredienti degli integratori devono essere rilasciati dalla capsula o dalla compressa che li contiene.

 

La biodisponibilità dell'ingrediente di un integratore dipende quindi dagli eccipienti e dagli altri ingredienti delle compresse o delle capsule, da come sono state prodotte, da quando bene si dissolvono, da quanto sono dure e dalla presenza di eventuali sostanze di rivestimento. Inoltre gli eccipienti e altri ingredienti non attivi possono influenzare la stabilità, l'assorbimento e il metabolismo dei nutrienti e delle molecole presenti in un integratore.

 

Un secondo fattore che potrebbe di influenzare la biodisponibilità degli ingredienti di un integratore è la loro forma chimica. Infatti alcune molecole vengono assorbite in modo diverso a seconda della forma in cui arrivano nell'apparato digerente. Anche in questo caso è utile il paragone con i nutrienti nel cibo, ad esempio il ferro. Questo micronutriente è presente sia nei prodotti di origine animale che in quelli di origine vegetale. In questi ultimi, però, si trova in una forma meno biodisponibile rispetto a quella tipica dei cibi di origine animale; per questo assumere una stessa quantità di queste due forme di ferro non produrrà gli stessi benefici.

 

Tuttavia, è possibile aumentare la biodisponibilità del ferro di origine vegetale assumendolo insieme alla vitamina C. Ciò significa che la biodisponibilità dipende anche dagli altri cibi assunti insieme alle verdure ricche di ferro o, nel caso dei supplementi alimentari, delle altre molecole ingerite insieme all'ingrediente dell'integratore. Eventuali inibitori dell'assorbimento potrebbero ad esempio legarsi a un nutriente e renderlo irriconoscibile da parte dei sistemi di assorbimento delle cellule intestinali, oppure potrebbero renderlo insolubile e quindi non disponibile per l'assorbimento. O, ancora, un inibitore potrebbe competere con il nutriente per essere assorbito, limitando così la sua assunzione da parte dell'organismo.

 

Ad entrare in gioco sono però anche alcune caratteristiche di chi assume l'integratore, come l'età; l'invecchiamento, ad esempio, può compromettere i meccanismi di assorbimento della vitamina B12.

Altri fattori che influenzano la biodisponibilità sono l'attività fisica, il genere, lo stress, una gravidanza in corso e le malattie di cui si soffre. Inoltre anche i meccanismi che controllano l'assorbimento e l'eliminazione dei nutrienti possono influenzare la biodisponibilità di un integratore; i livelli di ferro già presente nell'organismo, ad esempio, influenzano l'assorbimento di quello assunto per via orale.

 

Infine, anche caratteristiche specifiche di ogni molecola ne influenzano la biodisponibilità. Molecole poco solubili in acqua o che vengono assorbite lentamente possono ad esempio avere una biodisponibilità bassa perché non restano nell'intestino abbastanza a lungo da poter essere completamente assorbite.

 

 

L'importanza della biodisponibilità

Tutti questi fattori, uniti all'azione degli enzimi nell'apparato digerente, all'assorbimento da parte della mucosa intestinale, al trasferimento nel torrente circolatorio, alla distribuzione e all'immagazzinamento nell'organismo e all'escrezione attraverso le urine o le feci, influenzano quanta di una molecola assunta per via orale sarà davvero disponibile per svolgere la funzione per cui è stata assunta. Perciò anche se non si è ancora giunti a un'unica definizione di cosa sia la biodisponibilità, la sua importanza sembra fuori di dubbio.

 

Nel caso del cibo, conoscere la biodisponibilità di un nutriente è importante per capire quanto se ne debba assumere per soddisfare i fabbisogni dell'organismo. Nel caso di farmaci e integratori, invece, la biodisponibilità di principi attivi ed ingredienti ne influenza sia l'efficacia che la sicurezza. Differenze nella biodisponibilità di diverse formulazioni di una molecola possono infatti aumentare o ridurre i benefici associati alla sua assunzione.

Una buona biodisponibilità può quindi migliorare la qualità di un integratore, aiutando a ottimizzare i suoi benefici.

 

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